Itinerario Storico Capaccio
Lungo un pendio tra il Monte Soprano (1082 m.) e il Monte Sottano (632 m.) nasce Capaccio, città che domina la vasta Pianura del Sele e il Golfo di Salerno, dal Promontorio di Agropoli alla Costiera Amalfitana. Il centro storico, originariamente formato da quattro casali risalenti al ‘600 (Casecappola, Santuliveto, Lauro e Ponticello) è ricco di piazzette, archi, vicoli e scorci paesaggistici che consigliamo di visitare partendo da Piazza Tempone, il belvedere del paese. Passeggiando in via Vittorio Emanuele, vari sono i palazzi privati di interesse storico con portali in pietra e stemmi gentilizi: Palazzo Guazzo, collocabile a cavallo del 1900, con i rosoni di gusto vagamente liberty; Palazzo Tanza, fino alla fine dell’Ottocento elemento più occidentale del centro storico; lungo Via Lauro, Palazzo Guida (1746) - di grande interesse il suo portale architravato in pietra calcarea - e Palazzo Bellelli (1802), con portale in pietra ad arco ribassato, una volta sede dell’asilo, ed oggi dell’associazione “Agorà dei Liberi di Capaccio-Paestum”. L’associazione custodisce un prestigiosissimo archivio storico che può essere consultato dalle 17 alle 20.
Dal belvedere, volgendo, invece, lo sguardo alla piana e scendendo per le caratteristiche vie del paese, giungiamo al Borgo Monticello: caratteristico gruppo di case una addossata all’altra e comunicanti internamente tra di loro.
La risalita apre dinanzi ai nostri occhi il Palazzo Maida e, proseguendo per le scale di via Lauro, ritrovatici nuovamente di fronte al palazzo Bellelli, la via ci conduce nell’incantevole Piazza Orologio (1904), così chiamata per la presenza di una Torre campanaria con in cima quattro orologi, costruita utilizzando le pietre della Cattedrale di San Pietro crollata nel 1851 e a cui appartenevano anche le statue che oggi troviamo vicino alla stessa. Nella piazza si trova “Il salone Rizzo“, tra le più antiche barberie della Campania. Aperto alla fine dell’Ottocento da Antonio Rizzo (detto ‘Nduccio) ospita ancora un mobilio laccato in bianco, ripiani e mensole in marmo bardiglio interrotte da una serie di cassettini numerati dove i clienti più facoltosi custodivano forbici, pettini e rasoi personali. Oggi il salone Rizzo è diventato un piccolo infopoint per i turisti, ed è visitabile tutti i giorni: d’inverno dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17, e d’estate dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19; l’ingresso è gratuito. La bottega è parte integrante di un Palazzo storico, Palazzo D’Alessio costruito a fine ‘800. A pochi metri la Fontana Tre Delfini, testimonianza dello stile Barocco, risalente alla fine del ‘600, inizi ‘700, interamente costruita in marmo e pietra. Di fronte troviamo Palazzo Stabile, costruito verso la fine del XVIII secolo da Francesco Saverio Bellelli; la facciata ha decori che richiamano i templi di Paestum e un bel portale bugnato. Continuando la salita di Santuliveto, giungiamo al Vecchio Acquedotto, edificio eccezionale per qualità architettonica, funzione e ruolo urbano; esso contiene cisterne per la raccolta e l’areazione dell’acqua, attraverso due camini circolari posti in sommità, nella parte retrostante.
In via Contrammiraglio Vecchio sorge Palazzo Marandino - da notare i davanzali in pietra - e, procedendo verso il centro, Palazzo Rubini, con portale in stile barocco datato 1743; da ammirare il pozzo posto nell’atrio. Anche Palazzo Maffia (1743) presenta un bel fronte omogeneo sulla strada: androne, corte interna e orti retrostanti si susseguono creando una delle relazioni interne più interessanti di tutto il centro storico. Di qui si consiglia di scendere per via Sant’Agostino, dove è ubicata la Chiesa Parrocchiale della Confraternita del Rosario (di cui è documentata l’esistenza sin dal XVI sec.), divenuta poi chiesa di San Pietro Apostolo. La facciata di stile barocco ha un bel portale settecentesco (1763) sormontato da uno stemma del Comune, che partecipò alla sua ristrutturazione nel XVIII secolo. L’interno è asimmetrico, a due navate: la principale, e quella di sinistra con cappelle laterali. L’altare maggiore, di stile barocco, è ricchissimo di marmo di varia provenienza; a sinistra, un altare di epoca precedente con un bassorilievo riproducente San Pietro. Di fronte alla chiesa scorgiamo la casa natale di Costabile Carducci, eroe della Rivoluzione Cilentana del ‘48 le cui spoglie riposano ad Acquafredda di Maratea. Prima di lasciare il centro storico, è d’obbligo una tappa al convento francescano di Sant’Antonio, la cui edificazione cominciò agli inizi del XVIII secolo; la grande chiesa situata a nord-est è di autore ignoto, ma di ispirazione vanvitelliana. Di grande pregio il coro ligneo, probabilmente coevo, e la sagrestia. Nel chiostro, lungo il portico, sono allocati affreschi risalenti alla metà del XVIII secolo che rappresentano scene della vita di Sant’Antonio e di San Francesco. Il complesso ospita il Museo sui percorsi del Grand Tour, sede di una collezione unica al mondo di oltre 150 opere tra stampe, oli su tela, incisioni, acqueforti, acquetinte, e una raccolta di rara bellezza di 35 vasi del corredo funebre del V e IV secolo a.C. proveniente dall’area pestana. Scendendo a valle, sostiamo presso la chiesa della Madonna del Granato, eretta nel IX secolo: prima del tempio cristiano qui ne sorgeva uno pagano dedicato a Giunone, cui era sacro il melograno. Il grandioso tempio di stile romanico è suddiviso in tre navate terminanti in altrettanti absidi. Da vedere il bel pulpito marmoreo (XV sec.), l’ampio finestrone dell’abside maggiore (XIII sec.) ed in ultimo un’urna marmorea in cui nell’anno 954 furono riposte le reliquie di San Matteo apostolo, ora conservate nel duomo di Salerno. A ridosso del santuario, troviamo i ruderi del castello medioevale dove si consumò l’ultimo atto della congiura dei baroni ribelli a Federico II, oggetto di studi approfonditi per il loro interesse di archeologia medievale. Poco più a valle, immerso tra gli ulivi della verde collina di Capaccio, spicca il santuario del Getsemani, realizzato alla fine degli anni ‘50 su progetto dell’architetto Ildo Avetta: nella cripta è possibile ammirare una splendida statua del Cristo in agonia; intorno alle pareti circolari della cripta si snodano quindici altari con al centro quello della Madonna di Pompei. Di qui, siamo a poca distanza da Capaccio Scalo, florido centro commerciale e luogo di sosta per i turisti diretti all’area archeologica di Paestum. Il più grande e il più antico dei tre templi che lì è possibile ammirare risale alla metà del VI secolo a.C.: di stile dorico, la Basilica è un edificio periptero, cioè ha le colonne su tutti i lati. Vicino alla Basilica, su una lieve altura, sorge il più bello e il meglio conservato dei tre templi dorici: il Tempio di Nettuno, (V secolo a.C.), tuttora noto con questo nome, anche se era dedicato ad Hera Argiva, dea della fecondità e della maternità. Seguendo dalla fronte del Tempio di Nettuno un sentiero verso nord, si raggiunge l’Anfiteatro romano, la cui costruzione risale all’età tardo-repubblicana. Lungo la Via Sacra sorge il Tempio di Atena, noto anche con il nome di Tempio di Cerere. Costruito alla fine del VI secolo a.C., è il secondo in ordine cronologico e il più piccolo dei tre templi; poggiato su un basamento di tre gradini, doveva trovarsi al centro di un piccolo santuario, del quale ci sono pervenuti l’altare con il pozzo sacrificale, le fondazioni di altri due altari e colonne votive. Appena fuori dall’area degli scavi, il Museo Archeologico Nazionale documenta le varie fasi storiche culturali di Paestum e di tut
to il suo territorio. Accanto al museo ritroviamo la Torre di Paestum, che ospita la Biblioteca fondazione Paestum-Legambiente. Si tratta di una costruzione a tronco di cono con merlatura su sporti, il cui interno è diviso in due ambienti sovrapposti; è possibile accedere all’ambiente superiore tramite una scala esterna, mentre un’altra scala conduce alla terrazza da cui si può godere uno splendido panorama. Per gli amanti dell’arte contemporanea si consiglia una visita al Museo materiali minimi arte contemporanea (MMMAC), fondato nel 1993 dal famoso pittore salernitano Pietro Lista. Ad accogliere il visitatore è un’opera d’arte di straordinaria forza visiva: il cavallo di sabbia che Mimmo Palladino ha realizzato per questa struttura, nel 1999. Degno di nota anche l’archivio di “materiali minimi”, ossia disegni, schizzi e appunti di artisti contemporanei, ed un’illustre selezione di dipinti realizzati a Paestum da Gillo Dorfles. Da citare in zona la Torre Aragonese (1543) poco distante, mentre qualche chilometro più a valle segnaliamo il Museo fotografico dello sbarco degli alleati del ‘43. Prendendo la strada litoranea in direzione Salerno, lasciandosi sulla sinistra la torre Kernot si giunge al santuario di Heraion del Sele: fondato agli inizi del VI secolo da navigatori greci provenienti da Sibari e dedicato alla dea Hera Argiva, protettrice della navigazione e della fertilità, qui è stata trovata una statua in marmo di Hera, seduta in trono e con in mano un melograno, oltre a circa settanta metope con raffigurazioni scolpite in arenaria locale. Gli scavi del santuario hanno restituito una grande quantità di doni, custoditi nel Museo narrante del santuario di Hera Argiva alla foce del Sele, ospitato in una masseria ristrutturata (Masseria Procurali); questo luogo espositivo, di nuovissima concezione, è stato definito “narrante” perché, utilizzando pannelli illustrativi, materiali audiovisivi, immagini tridimensionali ed effetti sonori, ricostruisce le vicende storiche della sua scoperta.













